Psicologia del benessere

PSICOLOGIA DEL BENESSERE: MEDITAZIONE, MINDFULNESS, TRAINING AUTOGENO.

La Psicologia del Benessere impiega tecniche e metodi volti ad incrementare il benessere dell’individuo attraverso la promozione della crescita personale e l’acquisizione di un miglior equilibrio nella gestione del quotidiano. Si può pertanto dire che la Psicologia del Benessere è rivolta al miglioramento delle condizioni psicofisiche nella persona senza particolari difficoltà o disturbi. Si distingue dalla Psicologia Clinica perché non si occupa della patologia, e dal Sostegno Psicologico perché non riguarda interventi attuati in periodi di crisi personale.
Il ruolo dello Psicologo del Benessere è quello di promuovere condizioni che favoriscano il benessere psichico dell’individuo, attraverso interventi utili ad incrementare e potenziare le proprie risorse psicologiche.
Nella mia attività professionale, mi occupo della conduzione di gruppi di meditazione, di Mindfulness e di Training Autogeno, proponendo ai partecipanti pratiche di consapevolezza, respirazione, meditazione, tecniche di rilassamento e pratiche Mindfulness che potranno aiutare a sviluppare una più profonda conoscenza di sé, un migliore benessere psicofisico e una più matura relazione con gli altri e con la società. Un percorso di consapevolezza per riscoprire se stessi.

MEDITAZIONE

La meditazione può essere descritta in molti modi diversi, poiché si tratta di uno stato puramente soggettivo e dalle moltissime sfaccettature. Ciononostante, tutti coloro che meditano sarebbero d’accordo, forse, sul fatto che durante la meditazione si ha la sensazione di possedere “un’ancora interiore”, fatta di silenzio e tranquillità che resta imperturbata dal tempo mentale o emozionale, tanto nostro quanto degli altri. La meditazione è stata descritta come un “rinvenire il centro del ciclone”: infatti, quando ovunque regna il caos, l’imprevedibilità, l’incertezza, l’insicurezza, quando si è sul punto di farsi travolgere dagli eventi esterni, esiste un luogo, uno spazio interiore, che resta sereno.

Le tecniche di meditazione ci permettono di accedere a quello che è il nostro stato naturale dell’essere: la consapevolezza. E quando siamo in uno stato di consapevolezza o di meditazione, siamo rilassati, interiormente silenti e sereni e la visione di noi stessi e del mondo intorno a noi si espande: comprendiamo di essere qualcosa di più che la semplice somma del nostro corpo-mente e sperimentiamo una profonda unione con la vita intera. In tale senso proviamo un senso di benessere e quando riemergiamo da esso ci sentiamo rinfrescati, in quanto quello stato è la nostra “sorgente interiore”.
Secondo Osho, mistico e maestro indiano, la meditazione va «oltre la mente», in uno stato di totale presenza di sé nel quale raggiungere consapevolmente il silenzio interiore. Egli insistette sul fatto che la meditazione non può essere spiegata né descritta in modo esaustivo, in quanto esperienza, in cui la mente e ogni pensiero logico (tra cui il linguaggio) vengono trascesi.

Numerosi studi (reperibili su motori di ricerca come PubMed) dimostrano che le tecniche antistress e meditative hanno effetti importanti sulla salute. Se correttamente apprese e praticate regolarmente, aiutano ad attenuare i disturbi dell’umore (ansia, depressione, attacchi di panico), ma anche ipertensione e malattie infiammatorie.

MINDFULNESS

Il termine inglese Mindfulness viene per lo più tradotto in italiano con “presenza mentale” o “piena consapevolezza” o “mente consapevole”. La parola Mindfulness è la traduzione inglese del termine «sati», dalla lingua Pali, utilizzata dalla tradizione buddhista 2500 anni fa. L’insegnamento legato alla parola «sati» rimanda a stati di consapevolezza e di compassione che implicano l’intenzione di ri-orientare costantemente la propria presenza nell’esperienza che si sta dispiegando, al fine di essere pienamente ricettivi e non categorizzanti.

La Mindfulness secondo Jon Kabat-Zinn è «il processo di prestare attenzione in modo particolare, intenzionalmente, in maniera non giudicante, allo scorrere dell’esperienza nel presente, momento dopo momento (1994)». Mindfulness significa quindi portare attenzione al momento presente, in modo curioso e non giudicante; atteggiamento che aiuta a disattivare il “pilota automatico” attraverso l’attenzione piena al momento in cui ogni esperienza è avvertita, lasciando semplicemente scorrere pensieri ed emozioni, senza giudicarli o modificarli, ma osservandoli. L’osservazione attenta e consapevole è in grado di smascherare gli automatismi, di promuovere il cambiamento e quindi, di migliorare il nostro globale stile di vita. Gli elementi costitutivi della Mindfulness sono la consapevolezza e l’attenzione e l’obiettivo è quello di attenuare la sofferenza, coltivando comprensione e accettazione profonde di qualunque cosa accada, attraverso un lavoro attivo con i propri stati mentali.

Secondo la tradizione originaria, la pratica della Mindfulness  permette di passare da uno stato di disequilibrio e sofferenza, ad uno di percezione soggettiva di maggiore benessere, grazie ad una conoscenza profonda degli stati e dei processi mentali.
Il biologo americano Jon Kabat-Zinn, alla fine degli anni ’70, ha messo a punto il programma MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction), metodo per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza, ideato per pazienti affetti da dolore cronico o malattie terminali, ma è stato in seguito applicato con successo ad altre condizioni cliniche (fisiche e psicologiche). E’ un modo per entrare in contatto con ciò che succede dentro e fuori di noi, un modo per prendersi cura del corpo e della mente, per gestire stress e dolore sviluppando la capacità di stare nel presente.
Il protocollo MBCT (Mindfulness Based Cognitive Therapy) è stato elaborato dai prof. Zindel V. Segal, Mark G. Williams e John D. Teasdale.
Nasce con l’obiettivo di prevenire la ricaduta nelle crisi depressive e combina il protocollo MBSR con elementi della Terapia Cognitiva. II protocollo MBCT, sottoposto a studi di efficacia, si è dimostrato valido nella prevenzione delle ricadute nella depressione in affiancamento ai tradizionali strumenti della farmacologia e della psicoterapia.

«Non puoi fermare le onde, ma puoi imparare a padroneggiare il surf» Jon Kabat-Zinn

TRAINING AUTOGENO

Il Training Autogeno è un metodo di autorilassamento utilissimo per ritrovare la calma e per ristabilire l’equilibrio e l’armonia tra mente e corpo, agendo a livello fisico, psicologico e fisiologico. 

La tecnica del TA consiste in una serie di esercizi che si focalizzano su diverse zone corporee allo scopo di generare uno stato di rilassamento sia a livello fisico che psichico. La caratteristica fondamentale di questo metodo è la possibilità di ottenere, delle reali modifiche corporee in grado di influenzare la sfera emotiva e psicologica. Ciò è possibile poiché l’organismo umano è un’unità biopsichica: mente e corpo non sono componenti autonome e indipendenti, ma sono strettamente correlate, in un rapporto di influenza reciproca e costante. è pertanto possibile attraverso semplici attività mentali produrre modificazioni delle funzioni organiche e viceversa.

Praticando il Training Autogeno (TA) si impara a raggiungere la calma in poco tempo e a ridurre il livello di stress e di tensione accumulati.